Il Convegno Interdiocesano del 1902 ad Aragona e lo sciopero degli zolfatai per la misura dello zolfo.

L’imponente sciopero degli zolfatai del 1903

L’Unione Professionale, che alla sua costituzione, fra contadini e zolfatai, ha 800 soci, all’inizio del mese di ottobre del 1902 interviene in difesa di 400 operai delle miniere di zolfo di Aragona, che rischiano di perdere la paga di molti giorni di lavoro a causa di un debito di £. 200.000 lasciato da un esercente, che aveva ceduto la gabella. Una commissione dell’Unione Professionale guidata dal sac. Gandolfo ed accompagnata dal sac. Michele Sclafani e dall’avvocato Fronda di Agrigento, si reca dal Prefetto e lo convince a sequestrare lo zolfo di proprietà dell’esercente per pagare con il ricavato della sua vendita il salario arretrato, spettante agli zolfatai. L’Unione Professionale, sempre guidata dal sac. Gandolfo a cui si unisce il giovane prete Giuseppe Graceffa, nei mesi successivi prende le difese dei carrettieri, che scioperano per quasi quaranta giorni per ottenere miglioramenti economici. Le loro rimostranze, però, non hanno un esito positivo poiché la compattezza viene meno e molti di essi tornano al lavoro senza aver ottenuto niente.

All’inizio del 1903 l’Unione Professionale promuove uno sciopero generale  degli  zolfatai.

All’inizio del 1903 l’Unione Professionale promuove uno sciopero generale  degli  zolfatai  per rivendicare l’uso della misura legale dello zolfo, la cui richiesta si protraeva già da diversi anni ed aveva provocato numerosi contrasti. La protesta in breve tempo coinvolge tutti gli zolfatai del circondario di Aragona e suscita molto clamore in tutta la Sicilia; soprattutto, mette in risalto la forza contrattuale e sociale dell’organizzazione cattolica diretta dal sac. Gandolfo, diventata una vera e propria struttura sindacale. Gli esercenti delle miniere per scavare lo zolfo si avvalgono di picconieri, che pagano a cottimo, in base alla quantità di casse di zolfo estratto e trasportato in superficie dai “carusi”, tristemente famosi e assoldati con il “soccorso morto”. Settimanalmente un capomastro stabilisce il numero di casse di zolfo impuro estratto, tramite una regola, un’asta che per legge deve essere lunga m 2 ed alta 1 metro, ma che ad Aragona essa è lunga m 2,36 ed alle volte anche m 2,45. Il picconiere ottiene, quindi, una remunerazione per il numero di casse di zolfo impuro portato in superficie, che misurate con la regola più lunga del previsto, sono maggiorate e riducono il suo guadagno. Egli col denaro ricevuto deve pagare una quota proporzionale all’amministratore delle miniere per la guardia che questi garantisce, deve pagare l’acqua che egli stesso e i carusi bevono giornalmente, l’olio per le lucerne, il fabbro, i carusi che lo aiutano, deve dare l’elemosina per  le  feste dei Santi, che ad Aragona sono tantissime, “nonché le camorre sulla farina e sui generi alimentari che si anticipavano nelle botteghe  tenute dagli stessi esercenti o da questi riconosciute o raccomandate”.

Carusi, i bambini-schiavi delle miniere siciliane

L’Unione Professionale, dopo aver chiesto inutilmente l’uso della regola legale, il 13 febbraio 1903 indice uno sciopero generale di tutti i  4000  zolfatai  di  Aragona

Gli zolfatai già nel 1895 avevano scioperato per ottenere che la regola avesse le dimensioni previste per legge, ma non avevano ottenuto quello che chiedevano. L’Unione Professionale, dopo aver chiesto inutilmente l’uso della regola legale, il 13 febbraio 1903 indice uno sciopero generale di tutti i  4000  zolfatai  di  Aragona, i quali compatti, incrociano le braccia per quasi venti giorni, fino al 4 marzo, e ottengono finalmente la regolare quantificazione dello zolfo estratto. I bottegai per i rapporti che avevano con gli esercenti, si schierano contro gli scioperanti e non fanno più credito. Il loro comportamento esaspera  gli zolfatai che, tuttavia, mantengono la calma, grazie all’opera dei due  infaticabili  sacerdoti Vincenzo Gandolfo e Giuseppe Graceffa.

Dopo la prima settimana di sciopero una commissione di zolfatai guidata dal sacerdote Gandolfo, si reca ad Agrigento per conferire con l’Ispettore di pubblica sicurezza.

Dopo la prima settimana di sciopero una commissione di zolfatai guidata dal sacerdote Gandolfo, si reca ad Agrigento per conferire con l’Ispettore di pubblica sicurezza. Questi al termine del colloquio, promette di venire ad Aragona per risolvere la controversia, ma non mantiene la promessa. Trascorsi sei giorni, il 26 febbraio, il sacerdote Gandolfo, accompagnato dal Presidente dell’Unione Professionale, ritorna dall’Ispettore e minaccia di abbandonare gli operai e di declinare ogni responsabilità per eventuali disordini che potevano verificarsi.“L’ispettore – scrive il Cittadino –li esorta a continuare la loro opera pacificatrice promettendo di recarsi infallibilmente in Aragona il 2 marzo”.

Nel frattempo, i manifestanti cominciano a stancarsi e minacciano di ricorrere a mezzi estremi per ottenere quello che chiedono. I sacerdoti Gandolfo e Graceffa li scongiurano a stare ancora calmi e la sera dell’uno marzo spediscono al capo del governo, Giolitti, il seguente telegramma:

“Sciopero zolfatai chiedenti misura legale sequestrata perdura da 15 giorni. Mancato energico provvedimento a far rispettare legge metrica accresce caparbietà esercenti neganti perfino mercede arretrata indispettisce operai scandalizza popolazione. Gli operai benché affamati fino ad oggi  pazienti attendono  da  V. E.  urgente e benigno provvedimento.

Lo sciopero è turbato da un incidente.

L’indomani mattina, però, mentre i due sacerdoti si recano a celebrare la Messa, lo sciopero è turbato da un incidente. Un gruppo di scioperanti sventolando delle bandiere per le vie di Aragona cerca di indurre alcuni zolfatai ad unirsi a loro; nel mentre sopraggiungono il maresciallo dei carabinieri e molte guardie a cavallo, che tentano di togliere dalle loro mani le bandiere. Ne nasce una colluttazione e una sassaiola nel corso della quale sono feriti il maresciallo e due carabinieri mentre i militari esplodono alcuni  colpi  di  carabina  in aria. I  due  sacerdoti appena  sentono gli spari accorrono sul posto e riescono a riportare la calma. Nella stessa mattinata, essi accompagnati dall’avvocato Vincenzo Mangano, uno dei principali esponenti del movimento cattolico isolano, venuto apposta da Palermo qualche ora dopo l’incidente, si recano dal Prefetto, che promette il suo intervento per risolvere la controversia.

Anche gli zolfatai di Grotte e Racalmuto entrano in sciopero a fianco degli zolfatai di Aragona.

Nel frattempo  anche gli zolfatai di Grotte e Racalmuto, guidati dal Cav. Arcangelo Tulumello, entrano in sciopero a fianco degli zolfatai di Aragona. Le trattative tra i rappresentanti degli scioperanti e degli esercenti, dopo questi ultimi avvenimenti, diventano più intense e laboriose e il pomeriggio del 4 marzo, nella sala del Municipio di Aragona, al termine di tre  estenuanti ore di trattative, si arriva ad un accordo tra le due parti. L’intesa è resa possibile grazie alla mediazione dell’avv. Vincenzo Mangano, del Cav. Arcangelo Tulumello, presidente della società degli zolfatai di Racalmuto, che rappresenta il Prefetto, del Commissario di P.S. L. Parisi, del Capitano dei Carabinieri, Dante Terzano, del sindaco di Aragona, il Barone Vella, e del sacerdote Vincenzo Gandolfo.

Accordo firmato.

L’accordo firmato da entrambe le parti prevede che nella misurazione dello zolfo si deve usare la regola lunga m. 2 e alta m. 1, per cui una cassa di minerale deve essere di metri cubi 4 senza colmatura a tetto di carrozza, come pretendono gli esercenti. Inoltre, si stabilisce che i picconieri per ogni cassa devono ricevere un compenso di £. 22. All’indomani della firma dell’accordo, il 5 marzo 1903,  tutti  gli zolfatai  ritornano al lavoro e la compagnia  di  carabinieri  e  le  numerose  forze   dell’ordine, che durante lo sciopero avevano presieduto il paese, ritornano nelle rispettive sedi  di provenienza.

I giornali cattolici dell’isola commentano con toni trionfalistici la conclusione dello sciopero.

I giornali cattolici dell’isola commentano con toni trionfalistici la conclusione dello sciopero e principalmente il Cittadino, che nell’edizione dell’otto marzo 1903, così scrive: “Non possiamo non consolarci di questo felicissimo risultato, poiché possiamo a fronte alta proclamare che in Aragona i diritti più sacri dei lavoratori sono stati rivendicati dai democratici-cristiani fra le sofferenze e le insinuazioni di gente, che di questa occasione volevano profittare per demolire un partito nobilissimo, che il popolo dei sofferenti guida al raggiungimento dei fini della Chiesa nella civiltà e nella democrazia”. Senz’altro gli zolfatai di Aragona, grazie all’appoggio dell’organizzazione cattolica, ottengono una grande vittoria contrattuale, che, tuttavia, non risolverà definitivamente la vertenza sulla misurazione dello zolfo poiché dopo qualche giorno gli esercenti tornano ad usare di nuovo la regola illegale. Gli zolfatai, però, minacciano di tornare a scioperare e solo così ottengono il rispetto degli accordi del 4 marzo precedente.

Il malessere per la legge del 1903, contrastata da tutto il mondo minerario, innalza l’età minima per poter lavorare in miniera da 12 a 15 anni.

L’Unione professionale negli anni successivi continua a difendere gli zolfatai e si fa portavoce del malessere per la legge del 1903, contrastata da tutto il mondo minerario, che, per combattere gli infortuni e i danni fisici subiti dai giovani lavoratori, innalza la loro età minima per poter lavorare in miniera da 12 a 15 anni. Per i primi due anni la trasgressione della norma, per il malcontento che suscita, è tollerata ma quando iniziano i controlli più severi anche le rimostranze si acuiscono. Nel 1905 il presidente dell’Unione Professionale, Biagio Chiappara, e il sacerdote Vincenzo Gandolfo, all’inizio del mese di marzo, si recano dal Prefetto e ottengono che una commissione governativa venga ad Aragona per constatare “de visu” che la legge contestata non impedisce affatto gli infortuni ma al contrario è “una vera rovina per le popolazioni siciliane” .

L’Unione professionale seguita ad essere attiva fino al periodo fascista per poi scomparire

L’Unione professionale seguita ad essere attiva fino al periodo fascista per poi scomparire mentre il sacerdote Vincenzo Gandolfo negli anni che seguono continua a dedicarsi alle opere economico – sociali cattoliche senza trascurare la missione sacerdotale e la formazione dei giovani con i quali trascorre molte ore del giorno tanto che la chiesa del Carmine può essere appellata “La chiesa dei fanciulli”.

Lo sciopero nelle pagine del Cittadino, organo dei Cattolici della diocesi di Agrigento, dell’8 marzo 1903.

(Tratto dal libro in corso di stampa: Zolfo e Zolfatai nella storia di Aragona di Francesco Graceffa)

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