Nota di redazione: Questo contenuto fa parte dell’archivio storico de La Voce di Aragona. Il testo è stato digitalizzato nel rispetto della sua stesura originale per preservare la memoria civica del territorio.

Il movimento dei Cattolici alla fine dell’Ottocento si adopera per migliorare le condizioni di vita dei contadini
Il movimento dei Cattolici alla fine dell’Ottocento si adopera per migliorare le condizioni di vita dei contadini, gravati dall’usura, e per superare la grave crisi economica che attraversa l’Italia e, in particolar modo, la Sicilia. Interviene tramite le opere sociali e la creazione di Casse Rurali a carattere parrocchiale, 38 delle quali sono fondate nella Diocesi di Girgenti tra il 1895 e il 1902. Ad Aragona a tale scopo nell’aprile del 1897 il sacerdote Pietro Zammuto e altri 29 soci fondano la “Cassa Rurale cattolica di depositi e prestiti di Aragona, società cooperativa in nome collettivo” con atto stipulato dal notaio Domenico Trapanese. In breve la cooperativa di credito, riesce a coinvolgere i lavoratori agricoli, che costituiscono la classe operaia più numerosa di Aragona e dà loro un valido aiuto. Lo stesso avviene negli altri centri della Sicilia e dell’agrigentino.
L’intervento sociale dei cattolici trascura gli zolfatai
L’intervento sociale dei cattolici trascura, però, gli zolfatai, che in provincia di Agrigento sono per numero la seconda classe operaia. Nei loro confronti si hanno molti pregiudizi; tra l’altro, sono considerati irriducibili alla vita morale e religiosa tanto che i Cattolici li guardano con una certa diffidenza e si tengono lontano da loro, escludendoli dalla propria opera economico-sociale. Gli zolfatai, a causa della vita che conducono negli antri bui delle miniere, sono ritenuti per natura portati alla bestemmia, all’irascibilità e alle risse.
Le miniere – scrive, nel 1881, Vittorio Savorini – sono covi di delitti e spesso ricettacolo alla gente della più triste specie.
“Le miniere – scrive, nel 1881, Vittorio Savorini – sono covi di delitti, e spesso ricettacolo alla gente della più triste specie. Già le stesse miserabili condizioni economiche in cui si trova la più gran parte dei minatori, le orribili fatiche a cui sono sottoposti, la vita isolata che conducono, la qualità stessa del lavoro valgono a rendere rissoso e collerico il loro carattere”. Anche gli zolfatai di Aragona godono fama di essere irascibili, rissosi e di trascorrere il tempo libero ubriacandosi. Essi, scrive F. Nicotra, consacrano la domenica e i giorni festivi all’ubriachezza e non trovano “altro conforto che nel vino, vino forte che faccia salire i fumi alla testa. Tutto il giorno festivo è un continuo via vai da una bettola ad un’altra. Ora paga uno, ora un altro, in gruppi da 4 a 10: bevono una cannata di vino, passeggiano un po’, discorrono di mafia in gergo speciale, si fanno dei complimenti in una forma particolare e intervallano al loro dire orribili bestemmie e parole oscene. Gli animi si riscaldano e spesso le mani corrono al coltello o alla rivoltella corta ”.
Gli zolfatai, inoltre, per risolvere le loro controversie con gli esercenti ricorrono di continuo agli scioperi, che accrescono la loro fama di provocatori del disordine pubblico.
Gli zolfatai, inoltre, per risolvere le loro controversie con gli esercenti ricorrono di continuo agli scioperi, che accrescono la loro fama di provocatori del disordine pubblico. I Cattolici agrigentini, pur riconoscendo le loro giuste rivendicazioni salariali, mal tollerano le manifestazioni di piazza e dalle pagine del “Cittadino cattolico”, esprimono la loro condanna. “ Parecchi scioperi di zolfatai di Aragona, Comitini ed altri paesi circostanti, – scrivono, infatti, nelle pagine del Cittadino cattolico del 13 gennaio 1892- seguiti da dimostrazioni venute a fare al Prefetto, sono succedute da pochi giorni in qua, per la eterna questione di riduzione dei salari con aumento della regola, voglio dire la misura del minerale, a causa del ribasso del prezzo dei zolfi com’è noto (…). Venerdì poi ch’era presso alle 2 p.m. una turba che di meglio che duemila operai, molti da Grotte, molti da Racalmuto, composta con un cert’ordine e con a capo 5 o 6 bandiere emulando gli altri operai consorti, entrava in Girgenti per le porte dell’Addolorata, avviandosi difilato per far anch’essa la sua dimostrazione, more solito, sotto il palazzo di Prefettura, affin di esporre al Prefetto il suo dissesto pecuniario, come avevan praticato i primi (…). Noi abbiam presenti le ragion i dei signori proprietari e produttori intorno all’assunto e quelle altre saldissime degli operai. Deploriamo pertanto codeste dimostrazioni di sciopero per il loro facile e spesso succedersi, qualunque sia l’interesse che tanto le meni essendo esso pure sempre di per se stesso (…) un incentivo al disordine sociale cotanto funesto in questi difficili, ma reissimi tempi”.
L’atteggiamento dei Cattolici agrigentini verso gli zolfatai, alla fine dell’Ottocento comincia a cambiare fino a mutare radicalmente.
L’atteggiamento dei Cattolici agrigentini verso gli zolfatai, alla fine dell’Ottocento, a poco, a poco, comincia a cambiare fino a mutare radicalmente. Lentamente incominciano a venir meno i pregiudizi e i cattolici iniziano ad interrogarsi su quello che potrebbero fare per aiutare questi miseri lavoratori. A questo cambiamento contribuisce l’arciprete di Aragona, Carlo Maria Vella, che con numerosi interventi chiede l’interessamento delle opere economico-sociali cattoliche verso di loro. Le sue sollecitazioni fanno nascere alcune iniziative in favore degli zolfatai e spingono i Cattolici delle Diocesi di Agrigento e Caltanissetta ad incontrarsi in un Convegno ad Aragona per definire la propria linea d’azione a favore dei lavoratori delle miniere. Il primo importante intervento in difesa degli zolfatai, l’arciprete Vella lo fa nella terza Adunanza diocesana tenutasi il 9 novembre del 1899 nella Chiesa di S. Alfonso di Agrigento. Egli, con un appassionato ed applaudito discorso, invita i Cattolici a rivolgere verso di essi “le loro attenzioni amorose, ispirate dalla carità di G. Cristo (…). Essi –sostiene- son fatti bersaglio di ingordi speculatori, dal malnato egoismo, da deprezzamento del lavoro, da tasse esorbitanti, dalla insaziabilità dei produttori ed esercenti, che li sfruttano e dissanguano. Essi son trattati come bestie da soma, costretti a portare sulle spalle il loro carico (…). Essi son reputati come diavoli, che scendono nelle profonde viscere della terra, le quali sembrano un’anticamera dell’inferno de’ dannati, ove non si fa altro che maledire e bestemmiare ”.
L’arciprete Vella propone la costituzione in tutti i paesi zolfiferi di una Cassa Cattolica di mutuo soccorso.
L’arciprete Vella conclude la sua requisitoria proponendo la costituzione in tutti i paesi zolfiferi di una Cassa Cattolica di mutuo soccorso dotata di cooperativa di consumo, la fondazione in tutte le parrocchie, nelle quali ci fossero zolfatai, di un Segretariato minerario che possa dare aiuti e consigli gratuiti ai lavoratori delle miniere, e l’istituzione di una Associazione di zolfatai. Le sue proposte ottengono molti consensi tanto che l’Adunanza immediatamente istituisce una Commissione per studiare il modo più opportuno per attuarle ed affida la presidenza di essa allo stesso arciprete aragonese.
