La stampa locale ad Aragona – (I parte)

Nota di redazione: Questo contenuto fa parte dell’archivio storico de La Voce di Aragona. Il testo è stato digitalizzato nel rispetto della sua stesura originale per preservare la memoria civica del territorio.

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La stampa locale ad Aragona ha fatto la sua comparsa fin dal 1920

La stampa locale ad Aragona, saltuariamente, ha fatto la sua comparsa fin dal 1920 ed è stata espressione generazionale di gruppi sociali, limitata nel tempo e con finalità specifiche. In alcuni casi ha esaurito la propria motivazione e in altri casi ha incontrato tante difficoltà che hanno portato al suo venir meno in poco tempo. Ha avuto ed ha, però, una grande importanza socio storica, perché ha animato la vita comunitaria e ne è stata testimone e fonte di documentazione per quanti vogliano conoscere il passato. “La Voce di Aragona”, il giornale locale che ha avuto una più lunga durata, si è occupata dell’argomento tralasciando se stessa essendo ancora in attività. Il ritornare su quanto scritto nelle sue pagine mira a completare quanto scritto includendo anche la narrazione della sua storia.

I primi giornali locali di Aragona

I primi giornali locali di Aragona sono due numeri unici pubblicati alla fine della prima guerra mondiale allorché il paese vive gravi problemi economici e gli zolfatai e i contadini protestano con continui scioperi. Sono stampati nel 1920 dalla sezione del Partito Popolare di Aragona, con il titolo “La voce del popolo della sezione del Partito Popolare italiano di Aragona”, ed hanno un contenuto di critica politica rivolta al locale commissario. Gli autori degli articoli, che si firmano con pseudonimi, difendono il Partito Popolare dalle accuse di aizzare gli scioperi e la lotta di classe. Inoltre, sottolineano che “il Partito Popolare è sorto in Italia con l’intento di armonizzare tra loro le diverse classi sociali ed è per questo che le unisce nel suo seno. Noi non vogliamo la rivoluzione in Italia perché essa sarebbe una maggiore rovina per la nazione già danneggiata abbastanza dalla guerra”. Accusano il commissario Giuseppe Trapanese Volpe a cui spetta il compito di assegnare la pasta e la farina, di incapacità per non aver difeso Aragona nell’assegnazione del grano, per non provvedere al suo necessario e per favorire alcuni nella distribuzione dei generi alimentari. Contro di lui organizzano delle proteste popolari e chiedono le sue dimissioni nelle pagine del giornale.

Numero unico “L’Anticonformista Aragonese”

Circa quarant’anni dopo, nel 1963, è pubblicato un altro numero unico “L’Anticonformista Aragonese” diretto da Giuseppe Petrotta, il futuro maestro scrittore, in collaborazione di Gigi Rizzo ed Elio Castellana, con funzione di capo redattore. Va precisato che gli articoli del giornale sono scritti solo da essi, sebbene si presenti come il portavoce di un cenacolo culturale da poco costituito. Questo particolare evidenzia la scarsa partecipazione all’ iniziativa.

Testimonianza della comunità aragonese.

Gli articoli del giornale esaminano gli aspetti politico economici e socio culturale giovanili di Aragona. Il loro contenuto è interessante ed ha il pregio di essere una testimonianza della comunità aragonese degli inizi degli anni Sessanta dello scorso secolo, anche se non è esaustiva ed è inficiata dalla mancanza di oggettività, dalla parzialità e dalla limitatezza di analisi della complessità della società aragonese. In quegli anni ero un quattordicenne e tanti altri giovani come me , eravamo pieni di sogni e speranze e lavoravamo e ci impegnavamo nello studio per realizzarli. Eravamo la generazione post-bellica, priva di tutto e lottavamo con i nostri mezzi per raggiungere determinati obiettivi, per realizzarci nella vita. Non eravamo affatto come siamo descritti dai componenti del “Cenacolo intellettuale”, ma è vero che ci interessavamo molto di sport, poco di politica e cultura e trascorrevamo gran parte del nostro tempo libero passeggiando lungo il corso principale del paese. Era l’unico svago che potevamo concederci oltre a quello di andare saltuariamente a cinema nell’unica sala cinematografica del cav. Raimondo Salamone. La comparsa del numero unico “L’anticonformista aragonese” in quegli anni è una novità che richiama molto l’attenzione paesana e suscita tante discussioni. Le sue pagine dedicano ampio spazio ad un articolo intitolato “I giovani di Aragona da anni attendono un avvenire migliore” firmato da Gigi Rizzo e pubblicato alcune settimane prima nelle pagine del quotidiano La Sicilia. L’articolo, riportato integralmente nelle sue pagine, suscita molto clamore, tanti risentimenti e commenti negativi nella tranquilla Aragona, descritta “con un passato di miseria e di ignoranza” ancora persistenti che la rendono “schiava dei pregiudizi e di grette convenzioni sociali”. I giovani, per la noncuranza dei dirigenti locali che non si curano affatto della loro educazione e di fornire i mezzi necessari, sono ritenuti degli “intellettuali falliti, dei morti che guardano fissi nel vuoto senza speranza o possibilità di riscatto”. Essi, stando ad un sondaggio fatto nelle strade di Aragona, “vivono nella noia più completa; non hanno circoli per giovani studenti dove riunirsi né sodalizi culturali, sicché sono costretti a oziare nei bar od a gironzolare per le strade per ore ed ore come pazzi. La mattina si levano dal letto con la speranza che il giorno finisca presto e durante la giornata vivono sempre in questa attesa”. Secondo uno degli intervistati, “ad Aragona di attività culturali neanche a parlarne. Esiste un circolo culturale (il circolo Empedocle), ma soltanto di nome. Non c’è una biblioteca pubblica. Qualche tempo addietro alcuni giovani volenterosi cercarono di creare una filodrammatica, ma furono tanti gli ostacoli e i pregiudizi cui andarono incontro che ben presto desistettero dalla loro lodevole iniziativa”. Secondo Elio Castellana, capo redattore del numero unico “Se si tratta di filodrammatiche o di altre iniziative organizzate dai preti, allora i genitori mandano le proprie figlie. Se si tratta invece di un sodalizio laico e libero da qualsiasi ingerenza esterna, allora divieto più assoluto (…) È possibile (…) vedere le belle ragazze soltanto durante le processioni religiose o la domenica quando vanno a messa, e sembra una sfilata”. Stando a Giuseppe Petrotta, “I giovani di Aragona si interessano esclusivamente di sport, leggono pochissimi libri di cultura e non si tengono aggiornati sulla letteratura e sull’arte contemporanea, né sul cinema e sulla politica”.

In pochi leggono giornali o riviste

In pochi leggono giornali o riviste; quasi tutti seguono la religione in modo formale, “come qualcosa di esteriore”, senza che vi sia un’adesione interiore. L’articolo pubblicato dal quotidiano La Sicilia, secondo il “Cenacolo intellettuale”, era provocatorio ed aveva lo scopo di scuotere dal torpore i Giovani di Aragona verso i quali sono riposti le speranze di “disancorare il paese dal triste passato di miseria e di ignoranza, che tuttora l’avvinghia, dalla grettezza mentale, dal provincialismo, dalle schiavitù di convenzioni sociali e dai deteriori pregiudizi che la mortificano”. Il nobile intento educativo però non viene compreso e non sortisce gli effetti sperati, anche perché i mali descritti sono smisuratamente ingigantiti e arbitrariamente generalizzati. Più realistico è, invece, l’esame che “L’anticonformista aragonese” fa sulla politica e sulla condizione economica di Aragona. Rivolge un plauso alla rielezione a sindaco del trentunenne geometra Salvatore Pulselli, “un giovane molto attivo e capace che si è sempre distinto per la sua probità ed onestà”, ma evidenzia lo “sconcertante immobilismo politico-amministrativo in cui il paese giace”, che si protrae dal 1956, da quando Aragona “cominciò ad essere retta dal movimento uscosco (il partito dell’Unione Siciliana Cristiano Sociale fondato da Silvio Milazzo nel novembre del 1958), autore delle deteriori manovre trasformistiche” e alla sua guida si sono alternati “amministratori che si sono esclusivamente preoccupati di strumentalizzare le cariche amministrative per fini esclusivamente personali, nepotistici e politico-elettoralistici”. I problemi di cui l’amministrazione comunale dovrebbe occuparsi, secondo Gigi Rizzo, autore dell’articolo sulla politica aragonese, sono “la disoccupazione, l’eliminazione del mercato quindicinale che impedendo praticamente la vendita agli ambulanti elimina la concorrenza, (…) il risanamento di quartieri igienicamente pericolosi, la crisi agricola e quella zolfifera, l’industrializzazione e il mattatoio comunale di cui da anni si discute”. Giuseppe Petrotta, in un altro articolo dedicato alla politica locale, oltre ad analizzare la decadenza del movimento dell’USCS destinato a scomparire e quella del suo maggiore rappresentante locale e provinciale, l’aragonese Bernardo Graceffa, individua nelle beghe interne della DC, un’altra causa dei mali dell’amministrazione municipale. Il partito maggioritario, è infatti, diviso in tre correnti: un gruppo minoritario guidato dal consigliere Alfonso D’argento, che vuole costituire una maggioranza con i consiglieri dell’USCS, fuorusciti dalla stessa DC, il gruppo maggioritario, capeggiato dal sindaco Pulselli, che vuole una maggioranza di centro sinistra, e il gruppo consiliare separatosi da quello maggioritario, guidato da Alfio Collura, che velatamente si allinea nelle posizioni del consigliere D’Argento. Per la DC, però, allearsi con l’USCS, sarebbe uno smacco perché riabiliterebbe “un movimento trasformistico e qualunquistico, che essa ha sempre combattuto e del quale sarebbe da ingenui fidarsi”. Ma la maggiore preoccupazione per Aragona, che emerge dalle pagine del “portavoce” del “Convivio intellettuale” è la crisi del settore zolfifero, che si avvia alla chiusura. Ad esaminarla è Elio Castellana, che rileva la scarsa competitività dello zolfo prodotto nelle miniere di Aragona, il cui costo di produzione si aggira intorno ai 43 – 45 mila lire a tonnellata contro quello prodotto in Messico e negli Usa che è di circa 18 – 20 mila lire la tonnellata, a causa dello scarso strato mineralizzato e della ganga che ha una modesta percentuale di minerale. La miniera Emma-Montagna Mintine, dove lavorano circa trecento operai e altrettanti prestano servizio nelle altre miniere, è commissariata e negli ultimi anni è andata avanti con la continua erogazione di aiuti della Regione siciliana, che per la sua riorganizzazione ha stanziato un fondo di 540 milioni di lire da utilizzare per un quinquennio a partire dal 1960. Ma al termine del quinquennio le miniere che non potranno migliorare a causa della natura del terreno, divenute parassitarie saranno destinate a chiudere. “Gli operai saranno gettati sul lastrico, si troveranno disoccupati senza possibilità di rimedio, centinaia di famiglie non sapranno più di che vivere”. Un rimedio a tale prospettiva negativa sarebbe quello di trasferire gradualmente gli operai attualmente occupati nelle miniere di Aragona in altre attività produttive oppure con il consorzio di Comuni minerari, che si trovano nella stessa situazione, creare una zona industriale “che serva a richiamare l’iniziativa di Enti e di privati disposti ad investire i loro capitali a condizioni particolarmente privilegiati”. Si potrebbe anche sfruttare la presenza dell’argilla nel territorio di Diesi per impiantare un’industria di cementifici. Negli anni avvenire le previsioni di Elio Castellana sulla chiusura delle miniere si avverano e sono messe in atto alcuni interventi da lui prospettati, ma senza riuscire ad occupare tutti gli operai rimasti senza lavoro e a fermare l’ondata emigratoria causata dalla disoccupazione. Il “Cenacolo intellettuale”, oltre all’”Anticonformista aragonese” non pubblica altri giornali, ed è come una meteora che appare e in attimo scompare.

la contestazione studentesca del 1968

Alcuni anni dopo, la contestazione studentesca del 1968 che si manifesta soprattutto nella scuola italiana, produce ad Aragona un clima sociale di protagonismo giovanile e la nascita dell’associazione i Giovani 2000, nell’oratorio della Chiesa del Rosario. Vi prendono parti studenti universitari di ambo i sessi, diplomati e giovani operai con obiettivo di dare un impulso alla vita sociale del paese. Si riuniscono settimanalmente e organizzano dibattiti mensili e un cineforum con pellicole prese in affitto dalle Paoline di Palermo. Intraprendono diverse altre iniziative sociali tra cui la collocazione di un albero di natale secco in piazza della Vittoria con tanti volantini appesi nei suoi rami con scritte che denunciano la misera realtà di Aragona e la pubblicazione di cinque copie di un giornale locale ciclostilato distribuito gratuitamente per le vie di Aragona. I numeri del giornale erano prevalentemente di natura politica, scritti in forma ironica e con molta satira, che miravano a sollecitare le autorità comunali del paese ad intervenire. Nell’articolo di fondo del primo numero unico stampato nel dicembre del 1969, intitolato “Ad Aragona ci siamo anche noi” si legge, infatti, “Sentiamo il dovere di dire che anche noi ci siamo”. Il giornale ha sette pagine con articoli scritti da Teresa Di Giacomo, Francesco Giuseppe Graceffa, Angelo Galluzzo, Enzo Maligno, Luigi Buscemi, Maddalena Lattuca e Salvatore Tararà, mentre i disegni sono di Enzo Parello.

Secondo numero uscito nel febbraio del 1970

Nel secondo numero uscito nel febbraio del 1970 con il titolo “Noi giovani di Aragona”, gli articoli sono scritti da Lina Lattuca, Salvatore Tararà, Pino Butera, Nino Seviroli, il sottoscritto, Enzo Maligno, Vincenzo Di Giacomo, Angelo Galluzzo, Luigi Buscemi e Mimmo Pancucci mentre i disegni sono di Carmelo Lattuca, Giovanni Marotta e Giovanni Papia. L’articolo scritto da Vincenzo Di Giacomo, che in seguito sarà Sindaco di Aragona, è un’allegoria ironica ad Aragona chiamata “Puparopoli” per il suo primo cittadino che allora ere “Ciccio Alaimo”. “Tutto va bene a Puparopoli, si legge nell’articolo, visto che se si chiede al sindaco delle piazze, strade, campo sportivo, ospedale , giardini pubblici, ecc con meritata gioia risponde: Sì, sì provvederò. Certo la Giunta si è premurata (e come!) a poter rimettere il corso della cittadina, e solo per qualche giorno (secolo) ancora vi adatterete a navigare in esso. E lo stesso dicasi del campo sportivo birbantelli. Puparopolini avrete poche ore (epoche) ancora da lamentarvi, visto che per strada, si proprio per strada, ho sentito che il vostro caro Orlando e i suoi paladini, intendono assolutamente maritare i due appezzamenti di terreno da tempo, infelici amanti”.

Il terzo numero unico ciclostilato è pubblicato il 12 aprile 1970 con il titolo “I giovani di Aragona”

Ha 11 pagine con articoli di Mimmo Pancucci , Giuseppe Francesco Graceffa, Salvatore Tararà, Giovanna Terrasi, Lilly, Giovanni Moncada, Pippo Severino, Vincenzo Maligno, Francesco Graceffa, Salvatore Travali, Salvatore Iannuzzo, Pino Butera, Nino Seviroli, Luigi Buscemi e Carmelo Lattuca.
Va segnalato l’articolo sulle pitture del Borremans del Palazzo Principe e sul pericolo della loro scomparsa. Ben due pagine sono dedicate alla poesia e altrettante alla vita politica aragonese.
Il quarto numero unico ciclostilato di 9 pagine, è stampato nel novembre del 1970 col titolo “Gioventù di Aragona”. Gli articoli sono di Salvatore Tararà, Dionisio Zammuto, Vincenzo Maligno, Lina Lattuca, Giuseppe Alfeo, Gigi Garascia, Luigi Buscemi e Dino Zammuto. Nel giornale è fatto un resoconto dell’attività svolta nel corso dell’anno dai Giovani 2000 ed è lanciato un invito a partecipare ai dibattiti che sono organizzati nella sagrestia del SS Rosario. Alcuni articoli con metafore e allegorie criticano la classe politica locale.

L’ultimo numero unico è pubblicato nel gennaio del 1971

L’ultimo numero unico in 9 pagine è pubblicato nel gennaio del 1971 col titolo “Giovani 2000” . Gli articoli sono di Salvatore Tararà, Gigi Garascia, Nino Seviroli, Luigi Buscemi, Marilena Cuschera, Enzo Maligno, Onofrio Parello, Francesco Graceffa, Salvatore Travali, Giuseppe Alfeo, mentre i disegni sono di Enzo Parello e Giovanni Papia. Nei mesi successivi molti dei protagonisti dei Giovani 2000 lasciano Aragona per motivi di studio o per lavoro e l’associazione si scioglie. Quasi tutti si affermeranno nel lavoro: Gigi Garascia si affermerà come oculista, Francesco Giuseppe Graceffa e Lina Lattuca saranno dirigenti scolastici, Mimmo Pancucci sarà docente universitario, Vincenzo Di Giacomo sarà Sindaco di Aragona, Carmelo Lattuca si affermerà come dirigente nella Banca d’Italia e altri componenti saranno docenti e maestri affermati.

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