Agrigento: l’eterno incubo del traghettamento, 365 giorni l’anno, tra il serio e il faceto

Nota di redazione: Questo contenuto fa parte dell’archivio storico de La Voce di Aragona. Il testo è stato digitalizzato nel rispetto della sua stesura originale per preservare la memoria civica del territorio.

Agrigento, 1 aprile 2024 – Pasqua da incubo per i turisti nello Stretto di Messina? Ma ad Agrigento, cari signori, è un incubo che dura 365 giorni l’anno! Dimenticatevi le code interminabili ai traghetti, il traffico infernale e i ritardi snervanti: qui, la beffa del “Ponte che non c’è” si vive quotidianamente, tra disagi infiniti e un senso di abbandono che sa di beffa pirandelliana.

Un’isola senza ponte, un’isola senza futuro.

Eh già, perché se la Sicilia è l’unica isola al mondo con oltre cinque milioni di abitanti separata dalla terraferma senza un ponte stabile, Agrigento ne è la quintessenza. Qui, l’assenza del Ponte sullo Stretto si traduce in un isolamento asfissiante, che penalizza cittadini e turisti, imprigionati in un sistema di trasporti arcaico e inefficiente. Come direbbe Pirandello, “la vita è un gioco di maschere“, e noi agrigentini siamo costretti a indossare la maschera del pendolare rassegnato, giorno dopo giorno.

L’odissea quotidiana dei pendolari.

Immaginate di dover raggiungere Catania per lavoro o per una semplice gita fuori porta. Da Agrigento, il viaggio si trasforma in un’odissea: ore e ore di macchina per raggiungere Villa San Giovanni, il traghettamento (con annesse code e ritardi degni del teatro dell’assurdo), l’altrettanto snervante sbarco e l’ennesimo viaggio in auto verso l’Etna. In totale, una giornata persa per un tragitto che, con il Ponte, si compirebbe in meno di due ore. “È la vita, bellezza!“, verrebbe da dire con amara ironia.

Una delle tante interruzioni della A19 Palermo-Catania

Turismo mortificato, sviluppo soffocato.

E che dire del turismo? Le bellezze di Agrigento, dalla Valle dei Templi alla Scala dei Turchi, sono conosciute in tutto il mondo. Ma l’assenza del Ponte rappresenta un ostacolo insormontabile per molti turisti, che scelgono di visitare altre mete, più facilmente accessibili. Pensate che ci sono ancora agrigentini che insistono nel lamentarsi dei lavori della SS 189 che durano da decenni. Non capiscono che la mancanza del ponte sullo stretto è un danno enorme per l’economia locale e per lo sviluppo del territorio. “Ci vorrebbe un terremoto“, verrebbe da dire, per scuotere le coscienze e far capire l’urgenza di questa infrastruttura.

Basta promesse, servono fatti!

Ascoltiamo da anni le solite promesse: il Ponte si farà, il Ponte è prioritario, il Ponte cambierà il destino della Sicilia. Ma intanto, ad Agrigento, la vita scorre (o meglio, arranca) tra i disagi quotidiani e le solite due ore per fare 100 km in treno da Agrigento a Palermo con linea a binario unico. “Così è (se vi pare)“, verrebbe da dire parafrasando il Maestro.

Un grido di speranza.

Non chiediamo la luna. Chiediamo solo un diritto sacrosanto: il diritto di essere collegati al resto d’Italia, di poter viaggiare senza dover affrontare calvari inenarrabili. Il Ponte sullo Stretto non è un sogno irrealizzabile, è una necessità impellente. È l’unica chiave per liberare Agrigento e la Sicilia dalla morsa dell’isolamento e per dare finalmente slancio al futuro.

Perché Agrigento non merita di essere l’eterna “cenerentola” della Sicilia.

Firmato:

I cittadini di Agrigento stanchi di essere isolati e di vivere in una beffa pirandelliana.

P.S. “Se il mondo fosse come lo vorremmo noi, non ci sarebbe bisogno del Ponte sullo Stretto.” (Cit. Un agrigentino ironico e sognatore)

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