Nota di redazione: Questo contenuto fa parte dell’archivio storico de La Voce di Aragona. Il testo è stato digitalizzato nel rispetto della sua stesura originale per preservare la memoria civica del territorio.
Quasi un anno fa, il 29 agosto 2024, nell’aula consiliare del Comune di Aragona si consumava un dialogo denso di speranze e promesse. Da un lato, un tessuto sociale e associativo vibrante, ricco di idee, rappresentato da decine di volontari. Dall’altro, l’amministrazione comunale, che ascoltava e prendeva impegni.
Oggi, a quasi 365 giorni da quell’incontro, il paradosso aragonese non è solo irrisolto, ma si è aggravato con il peso del tempo trascorso. La straordinaria vitalità di associazioni come Feudodiesi, il Movimento Giovanile Aragonese, Facilmente e molte altre, rimane “senza fissa dimora”, costretta a un nomadismo precario o a sostenere i costi di un affitto.
Quella che un anno fa poteva sembrare una difficoltà logistica, oggi assume i contorni di una chiara scelta politica, le cui cronache, rilette oggi, suonano come un monito inascoltato.
Cronaca di una promessa: “Vi daremo un luogo per restare”
Durante quell’incontro di fine estate, facilitato dal CeSVoP di Palermo, la richiesta delle associazioni fu unanime: trovare un luogo comunale per svolgere attività culturali e solidali. Un tetto per la comunità.
Di fronte a questa richiesta chiara, la risposta dell’amministrazione, riletta oggi, svela un percorso a ostacoli che il tempo non ha rimosso:
- Prima ipotesi: i locali di via Costa. L’assessore alle Politiche Sociali ha indicato questi spazi come “un luogo per tutti”. Proposta immediatamente ridimensionata dal presidente dell’AVSA, Giuseppe Salamone, che gestisce i locali in comodato d’uso dopo aver vinto un bando. Salamone ha sottolineato come gli spazi siano stati profondamente trasformati per le attività specifiche della Promusic, rendendo difficile l’integrazione con altre realtà.
- Seconda ipotesi: i locali della Chiesa. L’assessore ha poi suggerito di valutare l’uso di immobili ecclesiastici, spesso in disuso. Una proposta “non accolta di buon grado” dai presenti, il cui obiettivo dichiarato è quello di rivalorizzare i beni comunali.
- L’ammissione finale: Messa di fronte all’inadeguatezza delle prime due soluzioni, l’Assessora al Patrimonio ha rivelato il cuore del problema, affermando che “purtroppo ad oggi è molto difficile trovare dei locali comunali disponibili, perchè molti sono usati come magazzini provvisori a seguito di altre esigenze ed emergenze a cui il Comune ha dovuto sopperire”.
Una situazione definita “provvisoria” che, a quanto pare, dura da almeno un anno.

L’anello mancante: quando la mancanza di spazio è un invito ad andarsene
Lo abbiamo già scritto, e lo ripetiamo con ancora più forza oggi: un Centro di Aggregazione Culturale non è un lusso, ma un’infrastruttura sociale essenziale. È un presidio contro l’isolamento, un generatore di senso di comunità e, soprattutto, un motivo concreto per i giovani per restare, partecipare e investire il proprio tempo e talento nel luogo in cui sono cresciuti.
Negare questo spazio, o relegarlo in fondo alla lista delle priorità, equivale a dire ai propri cittadini più attivi: “non c’è posto per le vostre idee qui”. Equivale a trasformare la vibrante energia delle associazioni in frustrazione. E la frustrazione, come insegna la storia del nostro declino demografico (vedi l’articolo sullo spopolamento di Aragona), è il primo motore dell’emigrazione.
Un anno dopo: il tempo delle promesse è scaduto
L’incontro del 29 agosto 2024 si chiuse con un impegno preciso, messo a verbale, da parte dell’Assessora al Patrimonio:
“sollecitare gli uffici a produrre un elenco di beni comunali inutilizzati” e avviare sopralluoghi con le associazioni.
Siamo ad agosto 2025. La domanda sorge spontanea e non ammette più rinvii:
- Dov’è finito quell’elenco?
- Quanti sopralluoghi sono stati effettuati insieme alle associazioni nell’ultimo anno?
- Cosa è cambiato, concretamente, da quella riunione?
Il tempo delle promesse è scaduto. Ogni giorno di silenzio è un mattone in più nel muro dell’indifferenza che spinge i nostri cittadini migliori a cercare un futuro altrove. Un futuro dove, semplicemente, ci sia posto per loro. La vitalità di Aragona non può più aspettare in un magazzino.
